venerdì 17 marzo 2017

Abraxas - Riti Segreti Dall'Oltretomba

Prima ancora che il film abbia inizio Roger A. Fratter ci spiega che Abraxas nasce come suo personale omaggio al cinema di una volta, sbrigativamente definito "trash" (spazzatura) ma in verità polarizzato tra ingenuità e creatività in egual misura, cinema di un'altra epoca, un'altra mentalità e forse di un altro pubblico. I Riti Segreti Dall'Oltretomba sono questo, il piacere, l'affetto e il rispetto per un tipo di narrazione che ha emozionato molti in sala, ha riscosso spesso e volentieri un discreto successo commerciale ed ha fatto volare l'immaginazione, a dispetto dei mezzi economici, tecnici, di cast stellari e con buona pace dei critici criticoni. Impostate le coordinate Fratter si muove libero, scevro da condizionamenti che decretano quando un film si muove al di sopra o al di sotto della soglia minima di "qualità", gli standard saltano perché Abraxas ha un obbiettivo preciso, essere cinema di genere, divertente, stimolante, creativo.

La vicenda vede un gruppo di amici investigatori dell'occulto alle prese con una missione di soccorso nei confronti di Coralba (Carmen Ventura), una sensitiva tornata da un viaggio in Toscana con la personalità visibilmente alterata, preda di visioni e possessioni ai limiti del demoniaco. Tra le terre etrusche di Volterra i nostri scopriranno celarsi un'agguerrita setta di adoratori del Maligno, con la quale Coralba molto probabilmente è entrata in contatto rimanendone soggiogata. Le indagini proseguono mentre molte altre donne della zona spariscono miseriosamente, fino all'inevitabile scontro finale tra le forze del Bene e quelle del Male. Abraxas gioca su più livelli, più che horror è quasi cinema fantastico; fatte salve le scene di sangue dei sacrifici umani compiuti dalla setta, le più esplicite in tal senso, i momenti soprannaturali sono a metà strada tra l'horror e l'avventura, con la squadra di pronto intervento esoterico dei tre ragazzi (Brandon Wilde Jr., Carlo Girelli, Irene Giordano) che deve scovare indizi e metodi per combattere magicamente i servi oscuri di Lucifero. Né mancano parentesi più scollacciate o avvisaglie di commedia (i battibecchi e la scazzottata tra amici).

Il personaggio di Charlotte (Irene Giordano) è una biondina frizzante, molto rigorosa a parole, assai meno nei comportamenti. Gioca maliziosamente con i suoi compagni di viaggio, ad esempio redarguendoli ogni qual volta li vede intenti ad osservarle il seno (anche perché di reggiseno in 90 minuti di film manco a parlarne) ma poi lasciandoselo palpeggiare amabilmente come una lolita capricciosa. Disarmante la carica erotica che con pochi gesti e qualche sguardo la Giordano è in grado di sprigionare. Le fa da contraltare la corvina sacerdotessa delle cerimonia sataniche (Katia Andrews), una carismatica e malevola evocatrice (sistematicamente a seno scoperto) che anticipa di qualche anno la Mater Lacrimarum di Argento de La Terza Madre. Curiosamente i rimandi sono parecchi, comprese le "riunioni" degli adoratori in sotterranei fatiscenti. Così come il momento nel quale Charlotte viene rapita e portata al cospetto della Andrews mi ha fatto venire in mente Tutti I Colori Del Buio di Martino; quel misto di lussuria, psichedelia, voluttà e senso di impotenza che la vittima prova al cospetto della sua carnefice, stordita al contempo da attrazione e repulsione, sembra davvero rievocare quelle atmosfere, anche se purtroppo a Fratter mancava il supporto delle eccezionali musiche di Bruno Nicolai. Ma del resto, dalle nere movenze di Barbara Steele al sottobosco filmico di Jess Franco, immagino che le potenziali influenze che una pellicola come Abraxas ha metabolizzato siano sostanzialmente infinite.

Come da copione, i momenti di ingenuità sono diversi. Ad esempio è stupefacente che un gruppo di occultisti che opera da diversi anni ed ha già risolto numerosi casi, come afferma Brandon a colloquio con un prete, non abbia mai sentito parlare dell'Ombra della Sera di Volterra, la statuetta etrusca che avrà un ruolo fondamentale nella fine della nefaste influenze della setta sul luogo. E lo stesso rituale che porta alla sconfitta della Andrews e dei suoi accoliti è davvero improvvisato e "sempliciotto", ma tutto sommato poco importa; come al solito negli horror di Fratter che ho visto sin qui è l'atmosfera ciò che conta, non l'esegesi millimetrica della sceneggiatura e delle porzioni di realtà in essa contenuta.

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