mercoledì 1 febbraio 2017

Sono Tutte Stupende le Mie Amiche

Come promesso, approfondisco progressivamente l'opera di Fratter; nello stesso anno di Femminilità (In)corporea, dunque il 2012, il filmaker bergamasco produce anche Sono Tutte Stupende le Mie Amiche, di taglio e genere completamente diverso. La speculazione onirica e l'intensità emotiva del primo lasciano il passo (o lo seguono, poiché credo che la sequenza cronologica sia inversa a quella da me scritta) ad un registro leggero e rilassato, tutto appannaggio di una commedia dai sapori frizzanti, un po' piccanti, il cui intento è divertire ed intrattenere lo spettatore senza elucubrazioni troppo vertiginose sull'esistenza e le sue leggi immanenti (o continuare a farlo ma da tutt'altra angolazione). Anche qui Fratter si circonda  quasi esclusivamente di partner femminili, elevate all'ennesima potenza poiché il suo Dario è sostanzialmente un pianeta in una galassia di donne, le più diverse, disparate, complicate, ingestibili.

La storia è quella del professor Fratter/Dario che coltiva un rapporto "elastico" con la lunatica e bisbetica Cristiana (Liana Volpi). La loro conoscenza data fin dalla gioventù, non si sono mai persi di vista ma più che di un'amicizia bisognerebbe parlare di un conflitto a fuoco perennemente in atto. I due si attraggono reciprocamente ma non concludono mai e tuttavia sono gelosi l'uno dell'altra. Non solo, i rispettivi rapporti sentimentali ne risentono, poiché l'ombra di quella amicizia "particolare" incombe sempre sul malcapitato/a di turno il quale, inconsapevole, prova ingenuamente ad instaurare un legame affettivo. I pantaloni tra i due li porta Cristiana, donna fortissima, anticonformista, e un po' prevaricatrice. I pantaloni in senso figurato, poiché è già grassa se Cristiana indossa una gonna (o un reggiseno). Le sue scollature sono sempre generosissime - Madre Natura non si è risparmiata - il suo aspetto è costantemente provocante, scollacciato, sexy per definizione. Cristiana si prende ciò che vuole, sempre, persino in presenza di Dario, persino quando è ospite in casa sua, senza riguardi né remore. Sono diversi i siparietti in cui il pover'uomo si vede costretto alla ritirata perché un qualche energumeno giace con Cristiana nel suo letto o sul suo divano, suo malgrado.

Una relazione così complicata e battagliera genera naturalmente situazioni paradossali e grottesche. Anche perché Cristiana si è messa in testa di trovare una compagna per Dario e quest'ultimo, soggiogato, si lascia incomprensibilmente guidare in questo labirinto di malizia. Fioccano di continuo numeri telefonici ai quali fanno seguito improbabili appuntamenti ai quali Dario conosce donne con cui immancabilmente non conclude alcunché. Necrofile innamorate dei cimiteri (cameo di Anna Palco), esose che lo interrogano immediatamente sulla sua situazione finanziaria, polacche ansiogenene e logorroiche, ragazzine debosciate e volgarotte (Giulia Marzulli), etc. Anche laddove il professore si imbatte in possibili candidate papabili (una modella bionda o una sua collega docente) il "matrimonio" non si combina, vuoi perché è lo stesso Dario a rovinare l'idilio, vuoi perché Cristiana si mette di mezzo. Nessuno dei due in fondo desidera veramente che una unione dell'altro si compia, alltrimenti si rovinerebbe il meccanismo perverso che li ha portati a giocare sin qui, quel prendi e lascia, batti e ribatti che li ha impegnati da sempre ed al quale evidentemente sono segretamente affezionati.

A questa tenzone amorosa fanno da contraltare alcune scene che vedono Liana Volpi ripresa dal vero mentre interpreta una canzone in uno studio di registrazione. Cristiana è un'aspirante cantante nel film ed anche la Volpi, a quanto leggo, coltiva la stessa passione. Oltre ciò, non si può soprassedere sulle numerosissime parentesi che vedono la Volpi sfoggiare micro lingerie ai limiti del consentito o veri e propri balletti erotici sui quali - comprensibilmente - Fratter si sofferma ampiamente dietro la MdP. Veramente statuaria la Volpi, il cui magnetismo "animale" (detto in senso buono) si proietta su tutta la pellicola, riuscendo con vigore a reggere sulle proprie spalle un ruolo da protagonista. Il film è incorniciato da un'apertura ed una chiusa metacinematografiche, nelle quali è la stessa Cristiana a rivolgersi direttamente allo spettatore, dapprima presentando le vicende, poi concludendole e ipotizzando dei possibili finali, una trovata originale che rende ancora più estrosa e dinamica la sceneggiatura. Da qualche parte ho letto di presunte citazioni di Almodovar a proposito di Sono Tutte Stupende le Mie Amiche, e può anche essere, ma a me è venuto piuttosto in mente Tinto Brass, che in queste geometrie variabili e licenziose ci sguazzerebbe come un ragazzino in un negozio di caramelle dolci e profumate.

1 commento:

  1. Appena hai occasione, prova un po' a dare una (bella) occhiata anche alla mulatta Susan Summunegus di "Cymbaline"...:-)))

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