lunedì 27 febbraio 2017

Inferno (2016)

Mi ero già occupato del cinema di Dan Brown (che poi è altrettanto il cinema di Ron Howard e Tom Hanks, ani forse di più visto che Brown è uno scrittore e non un regista, e vista la quantità industriale di licenze poetiche che i film si sono presi sui suoi libri) e dunque la visione di Inferno era d'obbligo per chiudere la trilogia di Robert Langdon, l'Indiana Jones della filologia dantesca. Perché il maggior "dantofilo" sia americano anziché italiano un giorno qualcuno ce lo dovrà spiegare (citofonare Hollywood), ma del resto le incongruenze sono davvero tantissime. Wikipedia dedica una lista interminabile alle inesattezze storiche, cosette da niente tipo confondere il Vasari col Botticelli, sbagliare le misure del David di Michelangelo, prendere fischi per fiaschi su molti passaggi della Divina Commedia, etc.. Sono americani, non è che si può pretendere troppo, Dante Alighieri per loro è una specie di Nostradamus del sabato sera, serve a fare spettacolo. Punto. Tutte cose dette e risapute, a partire da Il Codice Da Vinci in poi Brown è stato massacrato e ridicolizzato per la messe di fandonie, accrocchi, labilissimi link e attribuzioni del tutto arbitrarie che la sua fiction esercita; allo stesso tempo egli ha sempre risposto che sostanzialmente a lui importa una ceppa, visto che si tratta di un'opera di fantasia ed intrattenimaneto ispirata a fatti storici, e non una cronaca storiografica ispirata dalla fantasia. Il che va anche bene, ci sta, ma comunque uno scrittore coscienzioso e rigoroso può documentarsi meglio e stare più sul pezzo, proprio per infondere la maggior verosimiglianza e spessore alla sua opera letteraria.

Poi ci sono i film di Howard, che rispetto ai romanzi sono altra cosa ancora, un ulteriore grado di separazione rispetto al testo scritto. E come tali vanno presi, cinema blockbuster che un solo compito si prefigge: sbancare al botteghino, non educare le masse. Se anche solo uno spettatore, dopo la visione di uno di quei film, avesse il capriccio di leggersi due righe (vere) su Dante sarebbe una conquista. A me Il Codice Da Vinci e Angeli E Demoni sono piaciuti, cinema d'evasione fatto bene, con grande potenza e maestria tecnica. Sui contenuti possiamo stendere un velo pietoso, ma non è che un qualche capitolo di 007 o di Missione Impossible, per dire, risulti assai più credibile e verosimile. Inferno - titolo che a noi italiani argentiani va già un po' storto - è notevolmente inferiore alle altre due pellicole. Il primo grosso difetto è che la componente enigmistica è ridotta al lumicino, stavolta siamo più dalle parti di un thriller da agenti segreti. Niente massoni, templari, occultisti, alchimisti, filosofi, millenaristi, piuttosto il solito miliardario pazzo che sta per disintegrare il pianeta, attorno a lui una corte di affaristi privi di scrupoli, e nel mezzo Langdon novello Jason Bourne (anche per i vuoti di memoria) che tenta di impedire il dramma planetario. Tutta la prima parte scandita da visioni sanguinarie e horror (l'inferno in terra per l'appunto) sa di già visto. Howard lo ha ammesso candidamente, quel cinema non fa per lui, non rientra nelle sue corde, ma quello richiedeva lo script e quello lui ha girato. Pare un Resident Evil fatto male, un riciclo zombesco di frattaglie e computer grafica senza cuore. I twist della trama sono troppo rapidi e privi di emozioni, vengono schiaffati in faccia allo spettatore senza tanto girarci intorno. La seconda parte invece è letteralmente solo un action movie, fiacco però e col finale suggestivo per quanto riguarda la location (la Basilica Cisterna di Istanbul) ma tiepido e superficiale per quanto attiene alla costruzione degli eventi e della tensione.

Paradossalmente manca intensità a Inferno, hai voglia a far esplodere tutto e a far urlare le casse col 5.1, non c'è anima, non c'è inventiva, non c'è la magia - artificiale e di plastica quanto volete - che pure nei precedenti capitoli sussisteva. Pure Hanks è un po' imbolsito e deve recitare la parte dello stordito per tutto il tempo. Chiaro che certe illuminazioni improvvise siano poco credibili e molte affermazioni nel film sono del tutto gratuite e sborone, ma quello potrebbe anche passare, è la cifra del franchise sin dall'inizio. Insomma, a conti fatti la trilogia si chiude in maniera deludente. Speriamo che Brown si prenda una pausa creativa o magari si dedichi alla creazione di altri personaggi, altre saghe ed altre ambientazioni (documentandosi meglio possibilmente).

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